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La sciarpa rossa PDF Stampa E-mail
Racconto pubblicato da Bonaccorso Editore all'interno dell'antologia "Via Stella 42"
 
Negli ultimi tempi era diventata una vera ossessione! Non faceva altro che pensare a lui.
Lo vedeva dovunque. Sui manifesti, per strada, sui giornali, nelle facce degli uomini che incontrava ogni giorno.
Quel fascino misterioso e quella bellezza un po’ effeminata le erano entrate nel più profondo del suo essere e lei avvertiva sempre un misto di eccitazione e di inquietudine anche solo pronunciando il suo nome.
Non faceva altro che pensare ai suoi occhi verdi e ai capelli corvini che portava sciolti lungo le spalle. I suoi vestiti avevano sempre un tocco regale, a volte nelle passamanerie in oro, altre volte nei pantaloni ampi di velluto chiusi sotto il ginocchio, come quando impersonava Amleto, altre volte ancora nei mantelli di broccato che gli circondavano le ampie spalle possenti.
Il vigore si mostrava attraverso il suo corpo in tutta la sua pienezza e quella voce profonda e sensuale ipnotizzava le platee più numerose e incantava anche il pubblico più esigente.
Lei viveva nella speranza, flebile ma costante, che un giorno l’avrebbe incontrato; l’avrebbe visto recitare, l’avrebbe applaudito, si sarebbe fatta avvolgere dall’energia dirompente che emanava dalla sua persona e che ogni volta sembrava colpire inesorabilmente ogni singolo spettatore accorso ad applaudirlo.
Ci sarebbe stata anche lei, in mezzo agli altri, e finalmente avrebbe potuto parlargli. Col pensiero naturalmente. Ma era certa che lui, dio mortale tra gli dei immortali, avrebbe percepito i palpiti silenziosi del suo cuore e avrebbe afferrato ogni più intima e segreta pulsione che le sue membra femminili gli avrebbero fatto provare.
Aspettava pazientemente quel giorno, e nel frattempo si recava ogni sera nei pressi del Saint Martin per poterlo vedere attraverso gli sguardi della gente che usciva dopo lo spettacolo. Quei visi erano estasiati e portavano la sua immagine impressa nelle pupille e non facevano che pronunciare il suo nome, con le bocche che rimanevano semiaperte per lo stupore e la meraviglia. E lei fremeva ad ogni sillaba e ad ogni sguardo di tutti quegli spettatori ammaliati.
Signore in pelliccia, gentiluomini in frac, cavalli bardati con lussuose coccarde e carrozze tra le più eleganti; tutto questo passava in secondo piano di fronte al manifesto. C’era lui, principe assoluto di tutte le scene.
Finché un giorno l’occasione arrivò. Accadde che una sua cugina ricca, che lei detestava, si ammalò gravemente e la poltrona in seconda fila del Saint Martin, a lei destinata, sarebbe rimasta vuota.
Quando lo seppe ebbe quasi paura che il cuore non le reggesse dall’emozione. Finalmente!
Lo sapeva. Lo aveva sempre saputo che un giorno il suo sogno si sarebbe avverato.
Ora aveva l’occasione. Non doveva lasciarsela sfuggire. Avrebbe giocato la sua partita; il destino poi avrebbe fatto il resto. Ne era convinta.
Immaginava già che cosa le sarebbe spettato: lui che recitava con la sua voce incantevole e ad un tratto gettava distrattamente lo sguardo tra la platea. Puntava immancabilmente su quella ragazza in seconda fila con quella sciarpa rossa annodata sotto il mento. Era strano portare una sciarpa all’interno di un teatro! Lei che a quello sguardo avrebbe slacciato la sciarpa e se la sarebbe fatta scorrere lungo le spalle. “Si. Eccomi. Prendimi. Sono tua”.
Il viso le si fece rosso per l’emozione. Doveva stare tranquilla. Ancora qualche ora e tutto si sarebbe compiuto. Doveva stare calma. Più possibile.
Al momento di salire in carrozza si annodò bene la sciarpa e si lasciò trasportare come un naufrago in balia delle onde. Era in estasi.
Arrivò al teatro assieme al suo accompagnatore, che la scortò fino alla poltroncina a lei riservata e le si sedette accanto.
«Non vi togliete la sciarpa?» le aveva detto.
«Non posso» aveva risposto lei «altrimenti lui non mi riconoscerà».
Lo spettacolo iniziò. Il Faust era sempre un’emozione e portava il pubblico in delirio.
Eccolo! Era lì. A pochi metri. Lo vedeva. Vedeva ogni più piccola cellula del suo corpo. Sentiva il suo profumo. Assaporava le sue parole. Percepiva il suo alito caldo. Era lì. Ed era lì per lei.
«Come faccio a richiamarti?» stava dicendo l’attore che impersonava il Faust.
«Mi farò vivo io» rispondeva lui «ogni volta che indosserai questa». E gli porgeva una sciarpa rossa.
Una sciarpa rossa! Ma anche lei indossava una sciarpa rossa.
Sorpresa ed emozionata fece per sciogliere il nodo sotto il mento; voleva farla scivolare lungo le spalle. “Si. Eccomi. Prendimi. Sono tua”.
Ma non vi riuscì.
Il nodo non si scioglieva. Cercava nervosamente con le dita di trovare una piccola apertura in quel groviglio di tessuto. Ma le sue mani si erano fatte spaventosamente rigide e non riusciva a muoverle come voleva. Il nodo era sempre più stretto. Era troppo stretto. Stringeva. Sempre di più.
Ancora.
Ancora.
Ancora.
Prima di spirare riuscì per un attimo a guardare verso il palco.
Lui la stava fissando. Lo vide in tutto il suo splendore. Quegli occhi, quei capelli, quella voce…
 

 

 

"La vita, capite? Voi avete ancora la vita. E niente è più soave del canto della vita, della sua forza brutale e infinita. Non si può resistere. Ed è un miracolo. Intorno a voi regnano morte e distruzione, ma dentro di voi regnano pace e amore. E nel momento in cui vi accorgete di questo, si materializzano cose bellissime, mai viste prima e che mai vedrete più..."

(da "Il segreto di Rosalinda" )

Giovanni"... Va, o canzone
vola lontano portando il mio Amore
a colui che mi ha fatto riavere la vita.
Giovanni è il suo nome
E il mio augurio per lui sia di gioia infinita"

(da "Grande Auriga" 08/10/2007)